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Accoglienza e non Assistenza

Le nostre storie


Accoglienza e non assistenza

Venti anni fa io e la mia compagna abbiamo deciso di avere un figlio. Lo abbiamo cercato e
desiderato ed è arrivato finalmente Federico. Bello come il sole.
Man mano che passavano i mesi però, ci siamo accorti di certe sue stranezze: si dondolava in
continuazione, era sempre rivolto verso i termosifoni, era fortemente attratto da lacci ed elastici
che si passava da una mano all’altra. Quando ha imparato a camminare (15 mesi), anzi no,
non ha imparato a camminare, Federico ha imparato subito a correre, ha cominciato a scappare
a più non posso. Che fatica fisica e nervosa stargli dietro!!!! Noi genitori abbiamo sempre
avuto molta difficoltà a comunicare con lui e a volte sembrava impossibile poterlo fare per via
del suo comportamento incomprensibile e per la mancanza del linguaggio.
Scappava in continuazione, aveva lo sguardo sempre rivolto da un’altra parte, scarsissima
capacità di concentrazione, non conosceva la paura, era pieno di stereotipie. In una situazione
come questa abbiamo vissuto dei momenti in cui il pensiero più ricorrente era: “come si fa
ad avere dei rapporti ed una vita in comune con un personaggio del genere?”.
Sembrava che ogni sforzo fosse inutile.
Inutili le ninne nanne, le filastrocche, le giostre, le altalene, gli scivoli, le vacanze al mare, in
montagna, le gite in bicicletta.
Sembrava inutile la scuola: le elementari, le medie e adesso le superiori.
Tutto sembrava inutile perché si aveva la sensazione di avere a che fare con un muro che ti
rimanda indietro tutto ciò che gli offri, alimentando così le nostre frustrazioni e le nostre angosce
comuni.
Dopo tutti questi anni però, il vento è improvvisamente cambiato e adesso posso dire che
“tutto sembrava”.
Quello che abbiamo fatto nel passato non è stato inutile perché in tutto questo tempo
Federico ha subito una evoluzione interna lenta e costante che per molto tempo non è stata
visibile all’esterno.
Nel muro si è finalmente creata una crepa che entrambi stiamo cercando di allargare per farlo
crollare per poterci finalmente guardare dentro. Quello che per me è stato molto difficile capire
in passato è che Federico aveva bisogno di tempo per potersi relazionare col mondo.
Essendo però, questo tempo molto lungo non è stato facile accorgersene. Adesso però
Federico è sempre più presente e questo non fa altro che aumentare le voglie di entrambi.
Mentre nel passato ci rimpallavamo le nostre frustrazioni e le nostre angosce adesso ci autoalimentiamo con stimoli continui per poter accorciare sempre più la distanza che ci separa.
Federico non scappa più, ma ha finalmente imparato a camminare a fianco delle persone, non
vuole più esser preso per mano quando si va in giro, ha imparato a rispettare i tempi della quotidianità,
sta sempre di più in classe, impiega molto tempo a fare i compiti, comincia ad avere dei buoni risultati scolastici e soprattutto comincia ad aver voglia di intrecciare relazioni con gli altri volendo fare tutte quelle cose che un qualsiasi adolescente desidera fare. Adesso posso dire con certezza che tutto quello che sembrava inutile sta avendo dei risultati. Non è stato inutile tutto quello che la famiglia e la scuola hanno fatto per lui anzi è stato fondamentale.
Fondamentale è stata la scuola materna. Fondamentale sono state le elementari. Fondamentali sono state le medie e adesso le superiori in cui si incominciano a vedere dei notevoli risultati sia nell’apprendimento scolastico che comportamentale. Risultati che gli insegnanti del passato non hanno avuto la fortuna di vedere, ma che, secondo me, ne sono stati i principali artefici .
Questa è la mia analisi degli anni trascorsi con Federico. Da questi anni ho capito che ognuno di noi ha dei tempi personali di adattamento alla vita e che le persone come Federico ce li hanno molto più lunghi. Noi tutti dobbiamo avere il dovere di rispettare tali tempi e dobbiamo trovare la capacità di aspettarli. Questo dovere però non ce lo deve avere solo la famiglia perché la famiglia è solo una parte della vita di una persona. Fondamentale è la scuola dove qualsiasi ragazzo trascorre una buona parte della propria vita costruendo la propria cultura e imparando a socializzare con gli altri. Fondamentali sono gli amici con i quali fare quelle cose che per forza di cose non è possibile fare per esempio con i genitori. Tutti dobbiamo fare la nostra parte per entrare nel mondo della diversabilità. Per far questo però dobbiamo cambiare il nostro approccio mentale passando dall’assistenza all’accoglienza. L’accoglienza ci porta all’integrazione, cioè a condividere insieme qualsiasi momento della vita in modo naturale e spontaneo mentre l’assistenza secondo me tende a mettere in un angolo.
Mai come in questo momento Federico ha bisogno di essere accolto perché sta tirando fuori le sue capacità e le sue voglie, ma bisogna stare attenti che non venga ributtato nell’angolo.
                                                                    
                                                   
                                                                          di Giuseppe Saraniti            
Pubblicato su Collana Briciole n°7     




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