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Costruire una comunità inclusiva

Le nostre storie


Costruire una comunità inclusiva    
Costruire una società inclusiva.... se si parla di costruire, significa partire dalle fondamenta, partire dalle basi e quali basi abbiamo oggi?  Solo episodi sporadici di un percorso di inclusione. Ci sono dei cicli dove si sono incontrati docenti sensibili, che hanno dato moltissimo con risultati esaltanti, ma  al termine del ciclo si ricomincia,  il cambio dalle elementari alle medie, per noi è stato fruttifero, il cambio medie- superiori ha creato grossi scogli da superare. Le basi ci sono  (vedi legge 104), ma lo scontro politico e  economico ci porta sempre ad essere nelle condizioni di baratto per le persone che lavorano con i nostri figli. Eppure, basterebbe adeguarsi a ciò che si è fatto sino ad oggi, e spingere all'applicazione dei vari diritti che non sono sanciti solo attraverso la 104, ma è stata anche sancita nella Convenzione ONU Carta Costituzionale dei Diritti del Fanciullo,

art.13
1 - Il fanciullo ha diritto alla libertà di espressione. Questo diritto comprende la libertà di ricercare, di ricevere e di divulgare informazioni ed idee di ogni specie, indipendentemente dalle frontiere, sotto forma orale, scritta, stampata o artistica, o con ogni altro mezzo a scelta del fanciullo.
2 - L'esercizio di questo diritto può essere regolamentato unicamente dalle limitazioni stabilite dalla legge e che sono necessarie:
a) al rispetto dei diritti o della reputazione di altrui.
b) alla salvaguardia della sicurezza nazionale, dell'ordine pubblico, della salute o della moralità pubbliche.

art.23
1 - Gli stati parti riconoscono che i fanciulli mentalmente o fisicamente handicappati devono condurre una vita piena e decente, in condizioni che garantiscano la loro dignità, favoriscano la loro autonoma ed agevolino una loro attiva partecipazione alla vita della comunità.

art. 27
1 - Gli Stati parti riconoscono il diritto di ogni fanciullo ad un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale.

Art. 28
1 - Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo all'educazione, ed in particolare, al fine di garantire l'esercizio di tale diritto gradualmente ed in base all'uguaglianza delle possibilità

Art. 29
1 - Gli Stati parti convengono che l'educazione dei fanciullo deve avere come finalità:
a) di favorire lo sviluppo della personalità del fanciullo nonché lo sviluppo delle sue facoltà e delle sue attitudini mentali e fisiche in tutta la loro potenzialità; di inculcare al fanciullo il rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dei principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite;
b) di inculcare al fanciullo il rispetto dei suoi genitori, della sua identità, della sua lingua e dei suoi valori culturali, nonché il rispetto dei valori nazionali dei paese nel quale vive, del paese di cui può essere originario e delle civiltà diverse dalla sua;
c) preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera, in uno spirito di comprensione, di pace, di tolleranza, di uguaglianza tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli e gruppi etnici, nazionali e religiosi, con le persone di origine autoctona;
d) di inculcare al fanciullo il rispetto dell' ambiente naturale.
2 - Nessuna disposizione del presente articolo o dell'art. 28 sarà interpretata in maniera da nuocere alla libertà delle persone fisiche o morali di creare e di dirigere istituzioni didattiche a condizione che i principi enunciati al paragrafo 1 del presente articolo siano rispettati e che l'educazione impartita in tali istituzioni sia conforme alle norme minime prescritte dallo Stato.

La famiglia e la scuola, qualora esistano dei rapporti di rispetto reciproco, e non sono così facili ( già lì bisogna costruire), possono iniziare la costruzione rispettando i diritti delle persone,  applicando le leggi anche se non dovrebbe essercene bisogno (di leggi intendo), dovrebbero essere diritti dettati dall'umanità, ma lo sostengo da sempre, i primi a crederci devono essere i dirigenti scolastici, che hanno il compito di accogliere le famiglie, chiedere loro quale percorso vorrebbero per il loro figlio, pretendere il confronto con gli insegnanti da cui proviene l'alunno, cercare il punto di arrivo e da lì farne un punto di partenza per la nuova scuola, soprattutto quando si arriva alle superiori.
...la famiglia e la scuola vanno verso il primo passo per un inclusione sociale....La scuola è il primo passo verso l'inclusione sociale, la famiglia sin dai primi momenti getta le basi lavorando sull'autonomia personale di base, ma il primo momento in cui si affaccia nella società, sia la famiglia sia il bambino, è proprio la scuola. E' lì che comprendi se i tuoi progetti di vita possono continuare ad essere gli stessi, è lì che ti confronti con il mondo esterno, è lì che scopri le vere difficoltà di tuo figlio, è lì che comprendi che devi rimboccarti le maniche e lottare.
Nel mio piccolo ho imparato a non mollare mai la presa, e pretendere sempre un pochino di più, chiedere alla scuola di dare fiducia alle capacità di mia figlia,  la considerazione e l'autostima che vengono insegnate in alleanza tra scuola-famiglia, possono rendere forte e sicuro l'allievo-figlio, affinché  si possa lavorare sulle sue capacità per incidere  meglio in un'inclusione sociale vera, per non riprendere più il concetto triste e scomodo di obbligatorietà all’inclusione, senza questa terminata la scuola inizia il periodo del buio.

                                                                                                                                                          di Mirella pasqual

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