Associazione AMuLETO

Vai ai contenuti

Menu principale:

Il mio domani

Le nostre storie


Il mio domani

Dovevo scegliere il nuovo cammino per Roberta, la sua nuova scuola; lei decide che il suo futuro è quello di lavorare con i bambini, perché ama i bambini piccoli e da grande vuole fare la maestra d'asilo nido.
Ricordo quanta ansia ho provato in quel periodo, le scuole medie per noi sono state un'isola felice, staccarmi e ricominciare da capo: la presentazione di Roberta, il suo curriculum scolastico, l'approccio con i nuovi insegnanti, il cambio di materie, i libri, i compagni; è un momento tragico con grande dispendio di energie fisiche, psichiche e morali.
Lei ha scelto con estrema lucidità il suo futuro, senza ilminimo tentennamento; mentre per il mio secondo figlio nulla sembra adatto e c'è ancora una grande indecisione.
Come per tutti inizia l'anno scolastico, il primo giorno Roberta aveva una tensione pazzesca, camminava per la strada continuando a dirmi “mamma ho tanta paura” era tutta rossa in viso, con le braccia conserte e si stringeva, quasi per coccolarsi.
Spiegavo a Roberta che tutti i suoi compagni erano spaventati perché era una nuova avventura di stare
tranquilla: perchè noi eravamo con lei e la proteggevamo, ma le mie parole erano vane.
Allora mi fermo e le spiego che l'atteggiamento delle sue braccia era da persona anziana e che non era bello presentarsi così, forse, era meglio stropicciare le maniche della maglia che teneva legata in vita.
Viene chiamata durante l'appello e assegnata alla sua nuova classe, non c'è nessuna compagna che conosce, mi guarda terrorizzata e inizia ad arrotolare velocemente le maniche come le avevo consigliato. Che pena avevamo nel cuore, quando la guardavo seduta al suo banco, era nel panico.
La lasciammo alla sua classe e ai suoi compagni. Mentre ci allontanavamo, io e mio marito ci guardavamo negli occhi in silenzio, siamo stati così per circa un'ora dopodichè mio marito mi dice: "io la vado a riprendere..." poi è subentrata la ragione e ci siamo calmati.
All'uscita tutto era regolare, e Roberta ha iniziato a fare progetti scolastici.
Richiedo un incontro con gli insegnanti, mi concedono un appuntamento dopo circa una settimana.

Accidenti, si ricominciava tutto da capo, veramente!
- "
Signora, perchè ha iscritto Roberta in questa scuola?"
- "Signora, perchè non l'ha fermata alle scuole medie?"
Occorreva spiegare che per lei sarebbe stato doloroso sapere che i suoi compagni erani stati promossi e lei no?
Che la scelta della scuola era stato il rispetto delle sue scelte?
Ricordo gli scambi di occhiate tra loro e la pena nei miei confronti, come se io non volessi vedere Roberta per quello che era.
Dura è stata, quando un giorno un'insegnante aveva discusso con Roberta e lei venne a casa piangendo perchè quella materia non la voleva più fare, dovetti andare a scuola e spiegare all'insegnante che creare un rapporto così generava paura a Roberta, ed io, volevo che l'allieva Roberta fosse serena a scuola, come doveva essere per tutti. Per fortuna, l'insegnante ha dimostrato una grande umanità e comprensione, non si è offesa ed il giorno dopo, ha parlato con l'allieva davanti a tutta la classe, da quel giorno Roberta adora la materia e si impegna con tutta se stessa, dice: "non voglio deludere la mia insegnante, perchè lei mi vuole bene".
Il primo anno è stato di inserimento, quasi tutto l'anno, si dice di conoscenza; ma in tutta questa conoscenza di didattico c'è stato poco.
Così durante l'estate, sedute su di uno scoglio, chiacchieravamo del più e del meno. In mezzo ai nostri
discorsi io raccontavo a Roberta anche le mie frustrazioni e delusioni della vita, perché voglio che lei capisca che la vita sa essere dura e difficile per tutti. Lei esprimeva la sua delusione nei confronti della scuola per il fatto che poteva rendere poco e che non lavorare durante le ore  le provocavano insoddisfazione e senso di vuoto.
Ho pensato molto a queste sue confidenze e all'inizio del secondo anno ho deciso, con molta fermezza, che era ora di cambiare, e così, sedute a tavola, le comunico che avevo scelto per lei una nuova scuola.
Lei determinata mi dice di no, vuole fare la maestra d'asilo, quella è la scuola giusta, non cambia.
Nottate in bianco per capire quale era la mossa giusta da fare, alla fine Roberta ha fatto tutto, ha intimato all'insegnante di sostegno di farla lavorare, si è confidata con le compagne, e ha fatto capire agli insegnanti che se non lavorava la sua mamma la faceva andare via da quella scuola, che a lei piaceva tanto.
Il risultato è stato che ogni giorno ci sono i compiti da fare, i riassunti semplificati inerenti agli argomenti, spiegazioni su ciò che è stato svolto nella mattinata, ma soprattutto la felicità di Roberta.
Credo sia servita questa lezione, a me che ho capito ciò che vuole per se stessa, ma anche ai docenti che hanno compreso che bisogna scommettere su di lei e sono sicura che diventa incentivante vedere che lei può dare molto, non solo dal lato affettivo, ma anche su quello didattico.
Finalmente ci sono delle soddisfazioni anche per loro.

Questo è il risultato di un buon dialogo tra genitore e figlia, ma anche del buon dialogo che hanno saputo creare gli insegnanti con l'allieva. Questo è il risultato di una buona collaborazione tra famiglia e scuola perchè tutte e due sono fondamentali per la crescita e l'educazione di un ragazzo/a l'una non può escludere l'altra, insieme nella formazione di una persona e ciò che è importante nel rispetto totale e assoluto di quel futuro che lei ha potuto scegliere.

                                                                                           Mirella Pasqual

                                                                          Handicap&scuola n.136   nov-dic2007
                                                                                                                
                                                                                      

Torna ai contenuti | Torna al menu