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Le sagre non hanno un ponte sotto cui stare

Le nostre storie

LE SAGRE NON HANO UN PONTE SOTTO CUI STARE

Ogni mese faccio felici i dipendenti della Feltrinelli che sicuramente si pagheranno una vacanza ai Tropici grazie a tutti i libri che compro. Ma la mia passione è la musica. Sarò banale nel dire che le “mie” canzoni riescono a trasportarmi verso situazioni, momenti, storie che non ho ancora vissuto e di cui sento un’immensa nostalgia. La nostalgia di qualcosa che non ho mai - ancora – avuto e che, non lo nego, è certo amara, ma anche dolce, e non potrei farne a meno.
Era il 1996 quando ho iniziato a girare per concerti. Ho seguito assiduamente (perseguitato?) più di un gruppo, mi son fatta centinaia di km e di concerti. Ho conosciuto gente un po’pazza, girato decine di pub dopo i concerti, conquistato la prima fila in situazioni improponibili. Come quando, dopo la marcia di 10 km per il Social Forum di Firenze, completamente a pezzi, ho attraversato una piazza ricolma a colpi di “Scusi, permesso”, e con un’amica sono arrivata in prima fila. Già, perché una transenna a cui appoggiarmi devo sempre averla, sennò faccio troppa fatica a stare in piedi. E come al Leoncavallo con il  pogo che impazzava e la faccia preoccupata di un amico fisarmonicista che a metà concerto mi ha mandato il manager implorandomi di spostarmi. Ovviamente gli ho fatto segno che no, stavo benissimo. Credo mi abbia odiato.
Ai concerti prima andavo con mia madre, o con un gruppo di amiche pazze quanto me. Ora mamma non può più tanto e le amiche si sono fidanzate, o hanno nuove vite. Io invece son rimasta attaccata alla transenna, sempre in cerca di ragazze disposte ad accompagnarmi. Una me la fornisce il comune. Ho avuto un bel po’ da dire con l’assistente sociale, che periodicamente mi stimola a trovarmi qualcosa da fare in città, invece di girovagare per l’Italia inutilmente. Una volta mi ha rimproverato che proprio non mi accontento mai. “Hai mai pensato di andare alle sagre?” è stato il suo illuminante consiglio. Credo d’averla fulminata con uno sguardo d’odio. Ho sprecato il fiato cercando di spiegare che non ho poi molto di cui accontentarmi e che comunque non sono un cagnolino da portare a spasso. Esco quando c’è qualcosa che mi piace o amici da vedere. Sono banale, di solito a Torino opto per un cinema, un pub o una conferenza che m’interessa. Al momento non ho amici frequentatori di sagre. Mica l’ha capito questo. E credo non capirà mai che nei concerti ho trovato un mio piccolo mondo, fatto di musica, chiacchiere, prese in giro (“di nuovo qui?” mi dicevano i miei amici musicisti, provando per scherzo a darmi delle date palesemente false…), calore. Sono momenti in cui mi sento finalmente viva, e ho smesso di sentirmi in colpa pensando che in fondo è una fuga. E anche se fosse?
Ripensandoci, poi, ad una sagra ci son stata, quella del peperone. Ovviamente c’era un concerto di un gruppo di miei amici. I peperoni neanche li mangio, io…


                                                                                                                                                                
Valeria Carletti

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